giovedì 15 gennaio 2026

"28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa" - La Paura è la nuova Fede

 di Silvia Sottile


28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, diretto da Nia DaCosta (Hedda), prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures, sarà al cinema dal 15 gennaio.

Il film, che segue gli eventi del mondo infettato di 28 Giorni Dopo (2007) e di 28 Anni Dopo (2025 – qui la nostra recensione), è interpretato da Ralph Fiennes (La saga di Harry PotterConclave, 28 Anni Dopo), Jack O'Connell (Ferrari, I Peccatori), Alfie Williams (28 Anni Dopo), Erin Kellyman (Blitz28 Anni DopoEleanor the Great), Chi Lewis-Parry (Il gladiatore II).

28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa è scritto da Alex Garland (Ex MachinaCivil WarWarfare, 28 Anni Dopo) e prodotto dai premi Oscar® Danny Boyle e Cillian Murphy.

Dopo l’universo creato da Danny Boyle e Alex Garland in 28 Anni Dopo, Nia DaCosta dirige 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa. Nel nuovo capitolo della saga, il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, con conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo, mentre l’incontro di Spike (Alfie Williams) con Jimmy Crystal (Jack O’Connell) si trasforma in un incubo senza via di scampo. In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia alla sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l’aspetto più inquietante e terrificante.

 


La regista Nia DaCosta prende in mano la ‘creatura’ di Boyle e Garland per questo secondo capitolo di una nuova trilogia e lo fa mettendosi al servizio del racconto a cui aggiunge la sua sensibilità e la sua visione registica, trasformando un difficile film ‘ponte’ – i cui rischi, dati da un senso di incompiuto, sono sempre all’ordine del giorno – in un’opera al contempo macabra e poetica.

28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa si rivela dunque un film decisamente sorprendente, che spinge l’orrore, il terrore, il sangue e la violenza all’ennesima potenza, mostrandosi decisamente più splatter e gore del precedente capitolo, prendendo tuttavia una direzione inaspettata.

Non sono infatti gli infetti il principale pericolo, né la principale fonte dei brutali e pesanti elementi horror, quanto l’inquietante setta di fanatici religiosi – satanici dei Jimmy, autori di efferate, inaudite e raccapriccianti violenze, che definiscono ‘carità’. Questo elemento particolarmente cruento che spinge proprio sul piede dell’acceleratore della crudeltà e della barbarie, non è assolutamente fine a se stesso ma ha un preciso e profondo significato, rendendosi necessario al senso della narrazione e alle importanti riflessioni che ne scaturiscono.

Come ci aveva anticipato lo scorso anno in conferenza stampa Danny Boyle (qui il nostro resoconto), il punto centrale di questo film sta proprio nell’eviscerare i veri mostri, mettendo in luce la disumanità dei sopravvissuti in un mondo devastato dal virus.




In tutto ciò, però, emerge anche un barlume di speranza, grazie al fondamentale lavoro del dottor Kelson, autore di una sconcertante e illuminante scoperta, frutto della sua intelligenza, dei suoi studi e del suo incondizionato amore per la scienza e per le creature infette. È qui, dunque, che affiora l’aspetto poetico e toccante della pellicola, a tratti persino struggente.

Fanatismo religioso vs Scienza, quindi, in un certo senso, volendo semplificare al massimo. Ma non si esaurisce in questo la potenza di un film che si mostra molto più profondo e intenso di quanto ci si potesse aspettare. Inoltre non manca un sorprendente senso dell’humour (dark, ovviamente) che rende ancora più avvincente il racconto.

Infine, naturalmente, il finale aperto, con un graditissimo (e già da mesi spoilerato) ritorno, che ci proietta nel capitolo conclusivo che, a questo punto, attendiamo con molta curiosità.

Chiudiamo con un grandioso valore aggiunto: l’incredibile colonna sonora adrenalinica, arricchita da brani cult che vanno dai Duran Duran con Ordinary World agli Iron Maiden con The Number of the Beast, sulle cui note death metal Ralph Fiennes (autore di un’interpretazione superlativa, al pari di Jack O'Connell) ci regala una pazzesca sequenza mozzafiato che evidenzia, ancora una volta, il suo immenso ed eclettico talento.





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