di Silvia Sottile
28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, diretto da Nia DaCosta (Hedda),
prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures, sarà al cinema dal
15 gennaio.
Il film, che segue gli eventi del mondo infettato di 28 Giorni Dopo (2007) e di 28 Anni Dopo (2025 – qui la nostra recensione), è interpretato da Ralph Fiennes (La saga di Harry Potter, Conclave, 28 Anni Dopo), Jack O'Connell (Ferrari, I Peccatori), Alfie Williams (28 Anni Dopo), Erin Kellyman (Blitz, 28 Anni Dopo, Eleanor the Great), Chi Lewis-Parry (Il gladiatore II).
28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa è
scritto da Alex Garland (Ex Machina, Civil War, Warfare, 28
Anni Dopo) e prodotto dai premi Oscar® Danny Boyle e Cillian Murphy.
Dopo l’universo creato da Danny Boyle e Alex Garland
in 28 Anni Dopo, Nia DaCosta dirige 28 Anni Dopo: Il Tempio
delle Ossa. Nel nuovo capitolo della saga, il dottor Kelson (Ralph Fiennes)
si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, con conseguenze capaci di
cambiare il destino del mondo, mentre l’incontro di Spike (Alfie Williams) con
Jimmy Crystal (Jack O’Connell) si trasforma in un incubo senza via di scampo.
In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia
alla sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l’aspetto più
inquietante e terrificante.
La regista Nia DaCosta prende in mano la ‘creatura’ di
Boyle e Garland per questo secondo capitolo di una nuova trilogia e lo fa
mettendosi al servizio del racconto a cui aggiunge la sua sensibilità e la sua
visione registica, trasformando un difficile film ‘ponte’ – i cui rischi, dati
da un senso di incompiuto, sono sempre all’ordine del giorno – in un’opera al
contempo macabra e poetica.
28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa si rivela dunque un film decisamente sorprendente,
che spinge l’orrore, il terrore, il sangue e la violenza all’ennesima potenza, mostrandosi
decisamente più splatter e gore del precedente capitolo, prendendo tuttavia una
direzione inaspettata.
Non sono infatti gli
infetti il principale pericolo, né la principale fonte dei brutali e pesanti
elementi horror, quanto l’inquietante setta di fanatici religiosi – satanici dei
Jimmy, autori di efferate, inaudite e raccapriccianti violenze, che definiscono ‘carità’.
Questo elemento particolarmente cruento che spinge proprio sul piede dell’acceleratore
della crudeltà e della barbarie, non è assolutamente fine a se stesso ma ha
un preciso e profondo significato, rendendosi necessario al senso della
narrazione e alle importanti riflessioni che ne scaturiscono.
Come ci aveva anticipato lo
scorso anno in conferenza stampa Danny Boyle (qui il nostro resoconto), il
punto centrale di questo film sta proprio nell’eviscerare i veri mostri,
mettendo in luce la disumanità dei sopravvissuti in un mondo devastato dal
virus.
In tutto ciò, però, emerge
anche un barlume di speranza, grazie al fondamentale lavoro del dottor Kelson,
autore di una sconcertante e illuminante scoperta, frutto della sua intelligenza,
dei suoi studi e del suo incondizionato amore per la scienza e per le creature
infette. È qui, dunque, che affiora l’aspetto poetico e toccante della pellicola,
a tratti persino struggente.
Fanatismo religioso vs Scienza,
quindi, in un certo senso, volendo semplificare al massimo. Ma non si esaurisce
in questo la potenza di un film che si mostra molto più profondo e intenso di
quanto ci si potesse aspettare. Inoltre non manca un sorprendente senso dell’humour
(dark, ovviamente) che rende ancora più avvincente il racconto.
Infine, naturalmente, il
finale aperto, con un graditissimo (e già da mesi spoilerato) ritorno, che
ci proietta nel capitolo conclusivo che, a questo punto, attendiamo con molta curiosità.
Chiudiamo con un grandioso
valore aggiunto: l’incredibile colonna sonora adrenalinica, arricchita da brani
cult che vanno dai Duran Duran con Ordinary
World agli Iron Maiden
con The Number of the Beast, sulle cui note death metal Ralph Fiennes (autore di un’interpretazione
superlativa, al pari di Jack O'Connell) ci regala una pazzesca sequenza
mozzafiato che evidenzia, ancora una volta, il suo immenso ed eclettico
talento.
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