di Silvia Sottile
I morti hanno qualcosa da dire.
Dall’autrice e regista Maggie Gyllenhaal (La figlia oscura) e con protagonisti Jessie Buckley (Hamnet – qui la nostra recensione) e il premio Oscar Christian Bale (Il cavaliere oscuro) arriva La Sposa!, un’interpretazione non convenzionale di una delle storie più affascinanti di sempre, una rilettura audace e iconoclasta del mito di Frankenstein.
Dal 5 marzo al cinema con Warner Bros. Pictures.
Un solitario ‘Frank’ (Bale) si reca nella Chicago
degli anni ’30 per chiedere alla pionieristica scienziata Dr. Euphronious (la cinque
volte candidata all’Oscar Annette Bening) di creare per lui una compagna. I due
riportano in vita una giovane donna assassinata, e così nasce La Sposa (Buckley). Ma ciò che segue va
ben oltre ogni aspettativa: omicidi, possessioni, un movimento culturale
radicale e due amanti fuorilegge uniti in una storia d’amore esplosiva e
indomabile.
Creata per amare… pronta a distruggere tutto!
Nel cast anche Peter Sarsgaard, Jake Gyllenhaal e Penélope
Cruz. Maggie Gyllenhaal è affiancata dietro la macchina da presa da una squadra
di grandi artisti: il direttore della fotografia Lawrence Sher, la scenografa
Karen Murphy, il montatore Dylan Tichenor, la compositrice Hildur Guðnadóttir
(Oscar per Joker) e la pluripremiata costumista
Sandy Powell (3 Oscar all’attivo grazie a Shakespeare in Love, The
Aviator e The Young Victoria).
La Sposa! è una reinterpretazione dark e selvaggia non
soltanto di Frankenstein di Mary Shelley ma
anche del film La moglie di Frankenstein
(1935), in chiave moderna e marcatamente femminista. Finalmente viene data voce
alla Sposa, e – in un certo senso – anche alla stessa autrice.
Il film è un avvincente e brutale noir anni ’30 in
versione horror, folle e sorprendente, affascinante e coraggioso, ricco di
elementi gotici e con un’anima volutamente punk.
Eppure, in mezzo a questo apparente caos narrativo,
emerge una visione precisa. La regista ha infatti dato una lettura molto
interessante e ambiziosa alla sua opera, un taglio decisamente originale – pur
attingendo pesantemente da materiale preesistente in un suggestivo mix cucito a
vista – che la distingue dalle due recenti pellicole con cui viene naturale effettuare
un confronto: Povere creature! (2023)
di Yorgos Lanthimos (qui la recensione) e Frankenstein
(2025) di Guillermo del Toro (qui la recensione).
Innanzitutto Gyllenhaal riscrive l’iconico mito horror
di Frankenstein trasformandolo in una profonda storia d’amore che va oltre la
morte. Un amore trasgressivo – al contempo forte e delicato – tra anime perse, un amore che
nasce dalla solitudine, dalla fragilità, dal sentirsi diversi ed emarginati. Ed
ecco che emerge tutta la potenza degli importanti (e attuali) temi trattati.
A cui si aggiunge, naturalmente, la visione
propriamente femminista. La Sposa,
infatti, nel voler urlare a gran voce a nome di tutte le donne che sono state
zittite per secoli, in tutti i sensi e con ogni mezzo, si erge a eroina, dando
il via a un istintivo moto di ribellione e autodeterminazione, con una ferma presa
di coscienza della propria identità, del proprio valore e dei propri diritti.
Non dimentichiamo che Mary Shelley era figlia della filosofa Mary Wollstonecraft,
antesignana del femminismo.
Cos’è fondamentale in un
film di questo tipo? Una protagonista all’altezza. Se tutto il cast è ovviamente
d’altissimo livello, con un intenso e toccante Christian Bale nei panni di ‘Frank’,
è l’interpretazione straordinaria e magnetica di Jessie Buckley a fare la
differenza. Sembra incredibile vederla passare in un attimo dalla madre
devastata dal lutto di Hamnet (per cui ha meritatamente vinto tutto il
possibile in questa stagione dei premi ed è in pole position per l’Oscar) alla
selvaggia e incontrollabile compagna di Frankenstein.
Il comparto tecnico, come
si può facilmente evincere dai nomi degli artisti citati in apertura, è assolutamente
mozzafiato. Tutto – dall’originalità dei costumi, alla fotografia cupa, alla
colonna sonora di grande impatto, fino a scenografie, trucco e acconciature –
contribuisce a creare un’opera visivamente strabiliante, folle e punk, con una netta prevalenza degli elementi gotici e noir.
Per quanto imperfetto, La Sposa! è un film che colpisce e non lascia indifferenti.




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