di Valerio Brandi
Anker (Nikolaj Lie Kaas) ha appena commesso una grossa rapina. Per non far trovare il denaro alla polizia che sta accorrendo a casa sua, decide di affidare tutto a suo fratello Manfred (Mads Mikkelsen). Quest’ultimo ingoia prontamente la chiave di una cassetta di sicurezza contenente il denaro. Quando le acque si saranno calmate, potrà andare a ritirarlo e nasconderlo in un posto sicuro.
Quindici anni dopo Anker esce di prigione, pronto a prendere
la sua parte, ma quando torna a casa di sua
sorella Freja (Bodil Jørgensen) riceve più di una brutta
notizia. Anche per via della lontananza del fratello, il disturbo dissociativo dell’identità
di Manfred è peggiorato, o meglio, si è evoluto.
Tante novità (come la cleptomania dei cani) ma le più
importanti sono essenzialmente due: è convinto di essere John Lennon dei Beatles,
e soprattutto non vuole dire il punto esatto dove ha nascosto il
malloppo. Anker è disperato, anche perché il suo ex-complice del
furto Flinke Flemming (Nicolas Bro) vuole quel denaro ed è
pronto a fargli molto male in caso di inadempienza...
Un primo tentativo è quello di riportare Manfred alla
vecchia villa di famiglia nel bosco che, oltre ad essere diventata un bed and
breakfast, è anche il luogo dove Anker aveva detto a Manfred di seppellire il
denaro. Ma neanche questo sembra funzionare: forse, per convincere il
fratellino a collaborare, c’è bisogno di riunire la banda...
Vincitore di un Oscar nel 1999 grazie al
cortometraggio Valgaften, Anders
Thomas Jensen torna a dirigere un lungometraggio dopo cinque anni
dall’ultima volta (Riders of Justice),
confermando un elemento distintivo del suo cinema: Mads Mikkelsen. Accomunati
dalla madrepatria, grazie a Mio
fratello è un vichingo sono arrivati alla sesta collaborazione.
Una commedia grigia, non solo ad indicare un colore
molto presente in questa lavorazione ma anche per il modo in cui è stata capace
di trattare certi argomenti. Il disturbo dissociativo dell’identità, di
Manfred/John ma anche degli altri “Beatles”, è trattato per gran parte del
lungometraggio in maniera molto esilarante ma a un certo punto i toni
cominciano a cambiare, soprattutto quando vengono rivelati alcuni
particolari dell’infanzia dei due fratelli, così da ricordarci quanto male
possa esserci nel mondo, anche da parte di coloro che ti ci hanno proprio
messo.
Mio
fratello è un vichingo ci rammenta inoltre che il
crimine non paga e quanto possa essere brutta l’avidità. Tutto ben congegnato.
L’unica cosa che forse stona è quel racconto per bambini dedicato al guerriero
vichingo menomato. L’animazione usata per raccontarlo è sublime (ricorda
un po’ quella utilizzata per narrare la storia dei
fratelli Peverell in Harry
Potter e i Doni della Morte – Parte 1) ma il messaggio che ne esce fuori
non si può certo considerare giusto ed intelligente, al contrario di questa
storia meravigliosa dedicata a due fratelli dalla vita difficile.
Mio fratello è un vichingo – The Last Viking sarà al cinema dal 26 marzo, distribuito da Plaion
Pictures.




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