mercoledì 25 marzo 2026

"Mio fratello è un vichingo – The Last Viking" - Un viaggio tra identità, memoria e legami di sangue

 di Valerio Brandi 


Anker (Nikolaj Lie Kaas) ha appena commesso una grossa rapina. Per non far trovare il denaro alla polizia che sta accorrendo a casa sua, decide di affidare tutto a suo fratello Manfred (Mads Mikkelsen). Quest’ultimo ingoia prontamente la chiave di una cassetta di sicurezza contenente il denaro. Quando le acque si saranno calmate, potrà andare a ritirarlo e nasconderlo in un posto sicuro.  

Quindici anni dopo Anker esce di prigione, pronto a prendere la sua parte, ma quando torna a casa di sua sorella Freja (Bodil Jørgensen) riceve più di una brutta notizia. Anche per via della lontananza del fratello, il disturbo dissociativo dell’identità di Manfred è peggiorato, o meglio, si è evoluto.  

Tante novità (come la cleptomania dei cani) ma le più importanti sono essenzialmente due: è convinto di essere John Lennon dei Beatles, e soprattutto non vuole dire il punto esatto dove ha nascosto il malloppo. Anker è disperato, anche perché il suo ex-complice del furto Flinke Flemming (Nicolas Bro) vuole quel denaro ed è pronto a fargli molto male in caso di inadempienza...  

Un primo tentativo è quello di riportare Manfred alla vecchia villa di famiglia nel bosco che, oltre ad essere diventata un bed and breakfast, è anche il luogo dove Anker aveva detto a Manfred di seppellire il denaro. Ma neanche questo sembra funzionare: forse, per convincere il fratellino a collaborare, c’è bisogno di riunire la banda...  

Vincitore di un Oscar nel 1999 grazie al cortometraggio Valgaften, Anders Thomas Jensen torna a dirigere un lungometraggio dopo cinque anni dall’ultima volta (Riders of Justice), confermando un elemento distintivo del suo cinema: Mads Mikkelsen. Accomunati dalla madrepatria, grazie a Mio fratello è un vichingo sono arrivati alla sesta collaborazione.  




Una commedia grigia, non solo ad indicare un colore molto presente in questa lavorazione ma anche per il modo in cui è stata capace di trattare certi argomenti. Il disturbo dissociativo dell’identità, di Manfred/John ma anche degli altri “Beatles”, è trattato per gran parte del lungometraggio in maniera molto esilarante ma a un certo punto i toni cominciano a cambiare, soprattutto quando vengono rivelati alcuni particolari dell’infanzia dei due fratelli, così da ricordarci quanto male possa esserci nel mondo, anche da parte di coloro che ti ci hanno proprio messo.  

Mio fratello è un vichingo ci rammenta inoltre che il crimine non paga e quanto possa essere brutta l’avidità. Tutto ben congegnato. L’unica cosa che forse stona è quel racconto per bambini dedicato al guerriero vichingo menomato. L’animazione usata per raccontarlo è sublime (ricorda un po’ quella utilizzata per narrare la storia dei fratelli Peverell in Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1) ma il messaggio che ne esce fuori non si può certo considerare giusto ed intelligente, al contrario di questa storia meravigliosa dedicata a due fratelli dalla vita difficile. 

Mio fratello è un vichingo – The Last Viking sarà al cinema dal 26 marzo, distribuito da Plaion Pictures.





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