di Silvia Sottile
Clara (The silent run) di Marta Bergman sarà al cinema dal 7 maggio, grazie a Cineclub
Internazionale Distribuzione.
Dopo Sola al mio matrimonio, la regista Marta Bergman torna dietro la macchina da presa e sceglie come punto di partenza un fatto di cronaca che ha scosso l’opinione pubblica europea. Il risultato è Clara, un’opera intensa e necessaria che intreccia cinema civile e tensione narrativa, portando sullo schermo una storia capace di interrogare lo spettatore senza offrire risposte semplici.
Nel maggio 2018 un inseguimento della polizia belga a un furgone sospettato di
trasportare migranti clandestini si è trasformato in tragedia, portando a un
esito fatale. Un evento che ha acceso un dibattito internazionale sull’uso
della forza, sulle politiche migratorie e la tutela dei più vulnerabili. Da
questa vicenda prende forma il film di Marta Bergman, che non si limita alla
ricostruzione dei fatti ma esplora le
implicazioni morali e politiche di quella notte. Con uno sguardo lucido
e profondamente umano, la regista costruisce un racconto immersivo che rifiuta
ogni semplificazione.
Clara non è quindi solo
un film sulla migrazione, ma una storia
di persone: una giovane coppia innamorata, una bambina, un uomo in
uniforme, tutti intrappolati in un sistema più grande di loro.
«Non volevo raccontare “i migranti” o “la
polizia” come categorie astratte» - ha dichiarato la
regista - «Volevo entrare nei personaggi, nei loro desideri, nelle loro
contraddizioni.» Il risultato è un’opera che mette in dialogo punti di
vista diversi, evitando il giudizio facile e scegliendo invece la complessità.
Come ha dichiarato il regista Ken Loach, intervenuto sulla vicenda a cui il film si
ispira: «Sono persone che fuggono dal terrore, spaventate per la propria
vita… le più sfruttate, le più esposte al pericolo… le più povere e vulnerabili
che possiamo immaginare.» Una riflessione che attraversa il film e ne
amplifica la portata universale.
Girato quasi interamente di notte, il film si
distingue per una potente dimensione
visiva e sensoriale: la macchina da presa si avvicina ai corpi, ai
gesti, agli oggetti, restituendo una percezione intima e tangibile della paura, ma anche della speranza e dell’amore.
Clara si inserisce così nel dibattito contemporaneo sulle politiche
migratorie europee, interrogando il rapporto tra sicurezza e umanità, tra legge
e responsabilità morale.
Al centro del film resta però una storia intima: quella di Sara, Adam e della piccola Clara.
Una quotidianità fragile ma viva, fatta di gesti semplici, di tenerezza e
resistenza. Un racconto che, pur attraversando il dolore, lascia spazio alla
possibilità di ricostruzione.
Il film ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia con la seguente
motivazione: "Negli ultimi dieci anni le cronache sono state piene di
storie di vite andate perse, in mare o in terra, a causa di politiche
irresponsabili che costringono chi lascia la propria terra a causa della guerra
(la Siria degli anni Dieci in questo film), della povertà o della fame a non
avere altra scelta se non affidare il proprio viaggio, e dunque il proprio
futuro, a gruppi criminali. Per questi ultimi le persone migranti e richiedenti
asilo rappresentano soldi da incassare, per i governi e le polizie europee
cavie su cui sperimentare politiche repressive anche qui andando all'incasso,
ma del consenso elettorale. Clara, sua madre e suo padre sono al centro di
questo gioco cinico e ipocrita. Sono le uniche persone a salvarsene, ma non del
tutto.”
SINOSSI
Sara e Adam, con la loro
figlia di due anni, sono entrati illegalmente in Belgio e stanno cercando di
raggiungere l’Inghilterra. Ammassati nel retro di un furgone insieme ad altri
migranti, la paura comincia a prendere il posto della speranza. Redouane, poliziotto
da vent’anni, passa le sue notti a inseguire trafficanti sulla trafficata rete
autostradale belga. Quella notte, mentre la sua squadra tenta di fermare un
furgone sospettato di trasportare migranti, tutto cambia.
Qui il trailer ufficiale:

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