di Silvia Sottile
Dopo il passaggio all’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva finalmente al cinema dal 7 maggio Il tempo è ancora nostro, esordio nel lungometraggio di Maurizio Matteo Merli, prodotto da Father & Son, che lo distribuisce anche, insieme a Aurumovie, in collaborazione con Tiger e realizzato con il contributo del Ministero della Cultura – Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.
Interpretato da Ascanio Pacelli, Mirko Frezza, Miguel Gobbo Diaz, Viktorie Ignoto e
Simone Sabani, con la partecipazione straordinaria di Andrea Roncato, il film, che ha già
ricevuto numerosi premi a Festival Internazionali, mette al centro una storia
di amicizia che attraversa il tempo, le differenze sociali e le cadute
personali.
Due uomini, due vite agli antipodi. Da una parte
Tancredi (Pacelli), cresciuto in
un ambiente privilegiato, abituato al successo e alle apparenze, ma incapace di
proteggere davvero ciò che conta. Dall’altra Stefano (Frezza), segnato da un passato difficile, consumato dagli eccessi
e da anni passati a rincorrere una stabilità mai raggiunta. A unirli è un
legame antico, nato quando erano poco più che ragazzi, e una passione comune
che diventa rifugio e occasione di riscatto: il golf.
Non è solo uno sport, ma uno spazio intimo, quasi
silenzioso, in cui i conti con il passato tornano a galla. È lì che i due si
ritrovano, tra ricordi, errori e seconde possibilità. A guidarli, come un filo
invisibile che non si è mai spezzato, la figura di Costantino (Roncato), padre, maestro e punto di
riferimento capace di tenere insieme ciò che sembrava perduto.
Il tempo è ancora nostro, è il primo
film italiano ambientato nel mondo del golf e ha raccolto fin da subito
l’interesse della FIG –
Federazione Italiana Golf e di importanti realtà che hanno
sostenuto il progetto, tra cui Terre
dei Consoli, Banca del
Fucino, PGAI (The
Professional Golfers Association of Italy), Mercedes, Puma, Cobra, Adidas e Srixon, Callaway e Lenergia.
Figlio dell’indimenticabile Maurizio Merli, volto iconico del
poliziesco italiano degli anni Settanta, e vice presidente di ITA.C.A. – Associazione Italiana Cinema e
Audiovisivo, il regista Maurizio
Matteo Merli firma un racconto che guarda al presente ma ha radici
profonde in un’idea di cinema e di racconto umano diretto, essenziale.
“Molto spesso si associa il golf ad uno sport per
pochi, un’attività elitaria riservata solo a uomini facoltosi e totalmente
priva di emozioni. Eppure, parliamo di uno sport che si basa sullo studio
minuzioso di una strategia di gioco, sulla precisione. La gestione dello stress
e la fatica fisica. Per questo, il golf ci mette a contatto con il nostro lato
più intimo, svelando le paure e insicurezze. Solo chi è stato su un campo da
golf può comprendere la bellezza di percorrere un fairway solo
con se stesso, riuscendo a concentrarsi sulla propria essenza. Tutto ciò che la
vita frenetica di tutti i giorni non permette di fare. Così le 18 buche
diventano un po’ una parabola della vita, un modo per capire chi siamo”,
racconta il regista.
Un film che parla di tempo che passa, ma soprattutto di quello che resta — e della possibilità, non scontata, di rimettere insieme i pezzi quando sembra ormai troppo tardi.
Qui il trailer ufficiale:
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