lunedì 4 maggio 2026

"The Sea" - Il diritto di un bambino a sognare

 di Silvia Sottile


Khaled ha dodici anni e vive vicino a Ramallah. Il mare è a un’ora di distanza, eppure sembra irraggiungibile: permessi, posti di blocco, divieti. Il giorno della gita scolastica tutto pare finalmente possibile, finché al checkpoint le autorità lo fermano e lo rispediscono indietro. Umiliato e determinato, Khaled scappa e si mette in viaggio da solo verso il Mediterraneo, senza conoscere la lingua né la strada.

Quando Ribhi, suo padre, scopre che il figlio è scomparso, lascia il lavoro e lo cerca attraversando città e periferie, consapevole che ogni controllo può costargli l’arresto e l’unica fonte di reddito. Tra tensione e tenerezza, The Sea trasforma un tragitto breve in un’odissea e un desiderio semplice in una sfida per la dignità, l’infanzia e la libertà di muoversi. The Sea è un coming-of-age e un road movie essenziale, che intreccia tensione, tenerezza e un’idea semplice e potentissima: il diritto di un bambino a sognare.

Diretto da Shai Carmeli Pollak, The Sea sarà nelle nostre sale dal 6 maggio, grazie a Mescalito Film.

The Sea mostra con uno sguardo umano ma netto la realtà dei checkpoint e delle disuguaglianze vissute dai palestinesi. La sua vittoria ai Premi Ophir (gli “Oscar israeliani”) e la conseguente candidatura ufficiale agli Oscar 2026 hanno scatenato una reazione durissima del governo: il ministro israeliano della Cultura Miki Zohar ha definito il film “una vergogna” e ha annunciato tagli/stop ai finanziamenti pubblici agli Ophir Awards come ritorsione politica. The Sea è un film che ha messo in crisi la narrazione ufficiale e per questo motivo è stato osteggiato dalle istituzioni perché “scomodo”.

Gaza è ancora un’emergenza umanitaria: anche nei periodi di tregua o riduzione delle ostilità, restano criticità enormi su accesso agli aiuti, sicurezza dei civili, continuità delle cure, protezione degli operatori umanitari e possibilità reale di ricostruire una vita quotidiana. The Sea racconta tutto con la forza di una storia essenziale: un bambino di 12 anni che sogna di vedere il mare – a un’ora di distanza, eppure irraggiungibile – e un padre che lo cerca rischiando tutto. È un film che non “spiega” il conflitto: lo fa sentire, mettendo lo spettatore davanti a ciò che spesso resta fuori campo: l’infanzia, la dignità, la paura, la distanza tra normalità e realtà.

La forza del film sta anche in questo cortocircuito: la “normalità” di una grande città – lavoro, traffico, spiagge, routine – può scorrere come se nulla fosse, mentre a pochissimi chilometri di distanza la vita è scandita da permessi, posti di blocco, attese interminabili e dal timore costante di essere fermati. È vicinanza geografica, non vicinanza di diritti. The Sea rende visibile questa frattura con un gesto cinematografico chiarissimo: trasforma un tragitto breve in un’odissea, e un desiderio innocente in una prova di sopravvivenza, ricordandoci che ciò che per alcuni è banale (andare al mare) per altri può diventare un rischio reale.

Non è quindi un film “neutro” nel senso più profondo del termine: proprio perché sceglie l’umanità invece della retorica, finisce per interrogare lo spettatore e mettere a nudo un sistema di controllo che incide sulla vita quotidiana, sulle relazioni familiari e persino sull’infanzia. Con uno sguardo teso e compassionevole e con un cast in larga parte palestinese, The Sea non pretende di spiegare tutto: fa sentire sulla pelle cosa significa vivere dentro una distanza che è insieme fisica, politica e morale. E invita a uscire dalle semplificazioni per tornare all’essenziale: la dignità, l’amore, la libertà di muoversi.




Qui il trailer ufficiale:




Nessun commento:

Posta un commento