di Silvia Sottile
Cineteca di Bologna celebra il 100° anniversario della nascita di Marilyn Monroe (1° giugno 1926) mettendo a disposizione dall’11 maggio al cinema – per tutta l’estate e oltre – 4 capolavori che la vedono protagonista.
A
qualcuno piace caldo – Billy Wilder (1959)
La più celebrata commedia americana d’ogni tempo,
sarabanda dei generi e dei sessi, apoteosi della gag, del doppio senso e del
travestimento. E tuttavia A qualcuno
piace caldo è anche apoteosi del romance, e lo è grazie a Marilyn Monroe.
Che nella vita stava andando alla deriva, e che, nell’arte, il genio di Wilder
portò al vertice assoluto. Sugar Kane è la sola vera eroina romantica nel
destino di Marilyn: geneticamente disposta alla malinconia, tutta una fragilità
e un tremolio, corpo espanso che Charles Lang e Orry-Kelly svestono di luce,
ragazza che vuole essere amata e poi vuol farla finita con l’amore in due
canzoni che ancora mettono i brividi. Solo per lei la sarabanda queer si ferma,
nel tempo sospeso dell’aurea misura, della sovrannaturale armonia, della sensuale
simultaneità degli eventi.
Quando
la moglie è in vacanza – Billy Wilder (1955)
Una torrida notte dell’estate 1955, a New York. Moglie
e figli al mare. Mentre gli scapoli pro tempore a Manhattan si limitano a
sciamare in gruppo cacciando donne vere, il piccolo editor di cattiva
letteratura Tom Ewell inventa solo per sé Marilyn Monroe, e ne nutre con cura
l’immagine sontuosa, carezzevole e aliena. Un alluce infilato nel rubinetto
della vasca, tra nuvole di schiuma e lampi di pelle nuda. Un plissé bianco
sollevato dal vento della metropolitana (nei due takes montati da Wilder, meno
generosa e voyeuristica di quanto risulti dalle foto di scena), capolavoro di
Billy Travilla, costumista della Fox. Concretezza surreale, costruzione
dell’archetipo: lei non ha nome, è solo ‘The Girl’.
Gli
uomini preferiscono le bionde – Howard Hawks (1953)
Una blonde come nessun’altra e una
bruna esplosiva percorrono in lungo e in largo i corridoi, i ponti e le
oniriche scale d’un panfilo. Lusso e lascivia, crudeltà nascoste e divertimento
sopraffino. Seconda e ultima commedia musicale di Hawks dopo Venere e il
professore. “La ninfomania tranquilla di
Dorothy, la cupidigia ragionata di Lorelei non generano nessun conflitto tra le
due amiche […] Hawks infilza sullo schermo come farfalle in un quadro la
mostruosità di ognuna di loro, luminosa di evidenza e semplicità. Il tono
hawksiano è altrettanto estraneo, nella sua asciuttezza, al disprezzo come alla
compassione o alla connivenza nei confronti dei personaggi” (Jacques
Lourcelles). Diamanti a colazione, e il matrimonio come ultima catwalk.
Gli
spostati – John Huston
(1961)
Restaurato da Academy Film Archive e The Film
Foundation, grazie al sostegno di Hobson/Lucas Family Foundation.
Si ucciderebbero così anche i cavalli, se non fosse
per gli occhi malinconici d’una bionda. Troppe nuvole in viaggio nei cieli del
Nevada, troppe anime scorticate, troppa Marilyn in declino psichiatrico.
L’impossibilità, qui, è l’impossibilità di futuro, il senso incombente della
fine: “Un gioco della verità in cui è
difficile discernere il confine tra vita e rappresentazione: è l’apoteosi di
Gable che morì undici giorni dopo la fine delle riprese; la separazione di
Marilyn Monroe da Miller, preludio della sua tragica fine” (Morandini).




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