di Valerio Brandi
In una notte come tante, a Jesi, un tassista (Andrea Roncato) sta per effettuare l’ultima corsa del suo turno. Sulla sua vettura sale Vanessa (Mauro Cardinali), una drag queen che ha appena avuto una pessima serata lavorativa.
Il tassista se ne accorge, per il semplice
fatto che non riesce ad iniziare una conversazione con lei. Decide di
andare al bar una volta che l’ha lasciata a casa, e sempre per puro caso
scopre il primo dei tanti motivi che rendono nero l’umore di Vanessa:
sta facendo una televendita notturna, la cui diretta finisce con una litigata
perché l’imbonitore (Stefano Zazzera) sembra davvero un “principe
della follia”!
La maggior parte del pubblico, compreso quello
internazionale, osservando il volto di Dario D’Ambrosi, sarà in grado di
riconoscere l’interprete che nel 2004, ne La
passione di Cristo di Mel Gibson, aveva flagellato il protagonista
interpretato da Jim Caviezel. Oppure quelli di Milanello ricorderanno il suo
nome perché tanti anni fa ha militato nelle giovanili del Milan.
Ma Dario D’Ambrosi è soprattutto un grande regista. Di
teatro e di cinema. Le sue direzioni hanno sempre avuto un elemento
in comune: l’introspezione della mente umana, per dare spazio e voce ai
“matti”, per far sì che osservandoli e capendoli si possa fare veramente
qualcosa per far stare meglio loro e chi gli sta attorno.
Il
principe della follia nasce proprio durante gli anni in cui
Dario D’Ambrosi si fece internare nell'Istituto Psichiatrico Paolo
Pini di Milano per analizzare al meglio queste particolari
situazioni. La storia del protagonista Francesco prende spunto da un vero
paziente di quell’istituto, che odiava la sua famiglia per averlo confinato lì,
a tal punto dal desiderare di volerla uccidere.
Ciò che viene mostrato nei 90’ di questo film, al
cinema dal 14 maggio grazie a Notorius Pictures, è un po’ diverso, ma al
tempo stesso non troppo lontano da quella situazione. Il lungometraggio alterna
continuamente momenti del passato e del presente. Tutti i nodi alla fine
verranno al pettine, e se i ruoli dei personaggi interpretati, oltre che da
Mauro Cardinali, anche da Alessandro Haber e Carla Chiarelli, diventano chiari
dopo poche sequenze, molto più interessante e criptico è invece il tassista di
Andrea Roncato.
Il suo alter-ego giovanile verrà rivelato solo nel
finale, ma per quel che si vede prima, può essere considerato benissimo un
altro Dario D’Ambrosi. Un uomo gentile, buono, incuriosito e non
spaventato dalle differenze, desideroso di aiutare chi è in difficoltà. Perché
– come ci ricorda il finale di questo film – aiutando una persona disabile si
fa del bene per forza di cose a tutti coloro che stanno intorno ad
essa.




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