di Silvia Sottile
Don’t let the
sun di Jacqueline Zünd sarà al cinema dal 21 maggio
grazie a Trent Film.
Esordio nel cinema di finzione della regista svizzera Jacqueline Zünd, il film è stato premiato al Locarno Film Festival 2025 con il Pardo per la miglior interpretazione nella sezione Cineasti del Presente all'attore protagonista Levan Gelbakhiani.
Don't let the
sun propone una visione provocatoria ma lucida del
nostro futuro imminente, segnato dal cambiamento climatico e da un profondo
deterioramento delle relazioni umane. In un futuro ormai prossimo, il caldo ha
reso impossibile vivere alla luce del giorno: le temperature estreme
costringono l’umanità a spostare la propria esistenza nelle ore notturne,
trasformando radicalmente non solo gli spazi ma anche le relazioni umane.
Protagonista della storia è
Jonah, un giovane uomo che lavora per un’agenzia specializzata nel fornire
“relazioni su richiesta”: un servizio che offre sostituti affettivi a pagamento
per colmare il vuoto emotivo di una società sempre più incapace di sostenere
legami autentici. La sua esistenza, costruita su identità temporanee e rapporti
simulati, cambia quando riceve un incarico inaspettato: interpretare il ruolo
di padre per Nika, una bambina chiusa e diffidente. In questo incontro fragile
e imprevedibile, qualcosa si incrina. Mentre Nika comincia lentamente ad
aprirsi, Jonah si trova costretto a confrontarsi con emozioni reali, mettendo
in discussione il sistema di finzioni in cui ha sempre trovato rifugio.
Con uno sguardo lucido e
profondamente contemporaneo, Don’t let the sun esplora il progressivo raffreddamento
delle relazioni umane in una società iper-controllata, interrogandosi sul
significato dell’intimità, sul bisogno di connessione e sulle forme sempre più
ambigue che essa può assumere e imponendosi come un’opera prima di grande
forza espressiva, capace di coniugare riflessione sociale e racconto intimo in
una narrazione che parla direttamente al nostro tempo. Un film delicato e
riflessivo sulla riscoperta degli affetti, dei sentimenti, delle persone che ci
sono care e che potrebbero diventarlo.
Girato tra Milano e Genova,
con incursioni in Brasile, il film utilizza spazi architettonici fortemente
identitari – come il complesso Monte Amiata nel quartiere Gallaratese – per
costruire un immaginario visivo sospeso tra presente e futuro, in cui la
dimensione urbana riflette la solitudine e la fragilità dei personaggi.
«Il film è una
storia sulla natura fragile delle relazioni nella nostra epoca post-digitale» -
ha dichiarato la regista Jacqueline Zünd -
«Nella trama non è il mondo digitale a creare distanza tra le persone, ma le
condizioni climatiche. La terra si è riscaldata a tal punto che le persone sono
costrette a restare al chiuso durante il giorno. Se il calore rende difficile
stare bene nella propria pelle, come si può essere vicini a qualcun altro? La
storia apre riflessioni provocatorie sui legami umani: è sbagliato colmare il
vuoto dell’intimità con una sua versione “sostitutiva”? Le relazioni a
pagamento sono davvero meno autentiche di quelle spontanee? In fondo, ogni
rapporto non è uno scambio? Il film non cerca risposte, ma pone domande che
toccano il cuore delle nostre fragilità».
Qui il trailer ufficiale:


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