venerdì 7 aprile 2017

"I Puffi - Viaggio nella foresta segreta": recensione e incontro con Cristina D'Avena

di Silvia Sottile




Tornano sul grande schermo i personaggi nati dalla matita di Peyo che hanno conquistato numerose generazioni di bambini grazie ai cartoni animati andati in onda a partire dagli anni ’80. Lasciato da parte il poco convincente esperimento della tecnica mista animazione/live action I Puffi – Viaggio nella foresta segreta è il primo vero lungometraggio interamente animato con protagonisti i nostri piccoli amici blu. 


Sia dal punto di vista visivo che della trama la pellicola diretta da Kelly Asbury (Shrek 2, Gnomeo e Giulietta), nelle nostre sale dal 6 aprile, è pensata principalmente per i bambini. Motore della storia è il personaggio di Puffetta, unica donna tra 100 Puffi, unica oltretutto a non avere una caratteristica particolare che la contraddistingue ed è quindi sempre alla continua ricerca di se stessa. Quando il perfido Mago Gargamella scopre una mappa che potrebbe condurre ad un villaggio di Puffi fino a quel momento sconosciuto a tutti, Puffetta (accompagnata dai suoi amici Tontolone, Quattrocchi e Forzuto) parte per un emozionante e avventuroso viaggio attraverso le insidie della Foresta Segreta, popolata da magici abitanti, per avvertire e mettere in guardia questi misteriosi Puffi. 


Amicizia, affetto, buoni sentimenti, senso di appartenenza ad una comunità, questi sono i temi principali da sempre centrali nei cartoon dei Puffi, ripresi naturalmente anche in questa occasione per trasmettere un messaggio positivo ai bambini. I Puffi – Viaggio nella foresta segreta è tecnicamente impeccabile, caratterizzato da immagini tondeggianti molto simili al design originale, sfruttando però le moderne tecniche di computer grafica. La foresta pullula di affascinanti e deliziose creature visivamente straordinarie e l’esplosione di colori vivaci e sgargianti cattura immediatamente l’attenzione dei più piccoli. Come dicevamo, infatti, la pellicola è rivolta soprattutto ai bambini, anche se gli adulti che sono cresciuti in compagnia dei Puffi non potranno fare a meno di emozionarsi e ricordare con nostalgia la propria infanzia. Alcune trovate molto divertenti, come ad esempio la coccinella tecnologica che fa foto e le stampa, colpiscono sicuramente tutti e testimoniano l’attenzione messa nella realizzazione di questo progetto, davvero ben riuscito.


Molto bella e d’effetto la colonna sonora dance che accompagna la pellicola e le avventure dei nostri simpatici e coraggiosi amici blu. La sigla dei titoli di coda è stata interpretata in Italia – e non poteva essere altrimenti – dalla regina delle sigle dei cartoni animati, Cristina D’Avena, che abbiamo avuto il piacere di incontrare nella splendida e soleggiata Terrazza della Warner Bros. a Roma. 

Per Cristina D’Avena si tratta della dodicesima sigla dei Puffi, avendone già interpretate 11:“Si è scelto di tenere il ritornello classico della prima sigla “Noi Puffi siam così” con la quale vinsi il disco d’oro per 500.000 copie vendute, per lasciare l’anima dei puffi  modernizzando un po’ il ritmo, rendendolo dance. È un compromesso: la sigla originale dei puffi della nostra generazione ma con un gusto più moderno per venire incontro alle sonorità dei bambini di oggi e dare la possibilità di ballare. Anche durante i miei concerti ci divertiamo molto a proporre pezzi con nuovi arrangiamenti”.


La D’Avena si è detta molto entusiasta di essere entrata a tutti gli effetti nel villaggio dei puffi attraverso il doppiaggio, infatti per l’occasione dà anche la voce a un nuovo personaggio saggio e misterioso, che in versione originale è doppiato da Julia Roberts, in maniera un po’ troppo compita e seriosa, a detta della cantante, che ha preferito aggiungere un po’ di verve. Il mondo del doppiaggio l’ha sempre affascinata, anche se in passato ha preferito concentrarsi solo sul canto: “Ho conosciuto Pietro Ubaldi che doppiava Marrabbio in Kiss Me Licia, a volte mi dà delle dritte, e Donatella Fanfani che doppiava Licia: io ero Licia in carne ed ossa e lei mi doppiava per una questione di continuità col cartone animato, doveva avere la stessa voce, e mi faceva strano: parlo io e doppia lei. Solo più avanti con Arriva Cristina ho ottenuto di auto-doppiarmi”.

Si è parlato anche del “girl power” e le abbiamo chiesto i suoi personaggi femminili preferiti tra le centinaia di sigle che ha interpretato: “Jem, Sailor Moon… Ah, Sailor Moon! E naturalmente Lady Oscar, anche se io ho interpretato la seconda sigla e la prima non si tocca. Anche Puffetta, con tutti questi Puffi maschi! Ultimamente i bambini mi chiedono sempre Rossana”. Per concludere non poteva mancare un ricordo a Cino Tortorella, l’ideatore dello Zecchino d’Oro, scomparso da pochi giorni: “dovevamo sentirci in questi giorni per parlare dei 60 anni dello Zecchino d’Oro, aveva tante idee. Non l’ho chiamato per non disturbare, c’eravamo visti a Natale e mi era sembrato stanco, provato. Adesso starà facendo lo Zecchino da lassù con la signorina Mariele e Padre Berardi”.


L’incontro con Cristina D’Avena è stato un sogno che si è realizzato (io sono cresciuta con le sue sigle dei cartoni animati, ascoltando le cassette di Fivelandia) e lei si è rivelata gentile e disponibile, sempre sorridente. Del resto è lei stessa a dirci: “ho avuto la fortuna di entrare in questo mondo ma sono rimasta una persona normale. Mio padre mi diceva sempre di rimanere con i piedi per terra. Il pubblico è cresciuto con me e a seconda dell’età mi vedono come una mamma, un’amica o una sorella maggiore”.



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