di Silvia Sottile
Il film E.1027 – Eileen
Gray e la casa sul mare di Beatrice Minger e Christoph Schaub arriverà
nelle sale italiane dal 16 marzo, distribuito da Trent
Film.
Campione d’incassi al botteghino tedesco e svizzero, il film racconta la storia vera dell'architetta e designer irlandese Eileen Gray e della sua celebre casa sul mare a Roquebrune-Cap-Martin, ancora oggi considerata un simbolo dell’architettura moderna. Le linee, i colori e le forme che hanno reso iconica la sua opera diventano nel film parte integrante della narrazione, restituendo il ritratto di un’artista brillante che trascorse gran parte della vita nell’ombra dei colleghi uomini.
Pioniera del
modernismo, nel 1929 Eileen Gray realizzò in Costa Azzurra un rifugio
modernista, intimo e radicale. Questa sua prima architettura,
battezzata E.1027, nacque dall’intreccio delle sue iniziali con
quelle di Jean Badovici, fondatore della rivista L’Architecture
Vivante e figura centrale dell’architettura moderna, con cui la progettò.
Quando Le Corbusier scoprì
la villa, ne rimase affascinato fino all’ossessione, arrivando a dipingere
murali sulle pareti senza permesso e pubblicandone le immagini. Gray definì
quei gesti un atto di vandalismo e chiese che venissero rimossi. Lui
ignorò la richiesta e costruì il suo Cabanon proprio alle spalle della casa,
imponendo la propria presenza sul luogo fino a oggi.
A metà tra documentario
e finzione, "E.1027 - Eileen Gray e la casa sul mare" racconta
la storia di una lotta fra la forza dell’espressione femminile e sul
desiderio maschile di controllarla, attraverso un linguaggio visivo capace di
rendere giustizia a un’artista enigmatica, complessa e luminosa. I
registi esplorano così lo spazio architettonico e il genere, il conflitto tra punti
di vista, il confine tra documentario e finzione.
«Al centro di
questo film c’è un conflitto irrisolto» - ha dichiarato la regista e
sceneggiatrice Beatrice Minger - «Si potrebbe sostenere che Le
Corbusier non abbia fatto nulla di “sbagliato”: quando arrivò, Eileen Gray non
viveva più nella casa, e Jean Badovici gli diede il permesso di dipingere i
murali. Ma è accettabile appropriarsi della visione artistica di un’altra
persona? Per me, no. Da questa inquietudine è nato il film. La violazione non
riguarda solo le pareti bianche di una casa. All’inizio del Novecento, le
artiste erano confinate agli spazi interni - arredi, decorazione, pittura,
scrittura. Gray infranse quel limite entrando nel territorio maschile
dell’architettura. Le Corbusier, lo “Zeus” del modernismo francese, reagì
cercando di ricondurla al suo posto.»
«Gray dovette
affermarsi come una delle prime architette in un mondo dominato dagli uomini»
- ha dichiarato il co-regista
e co-sceneggiatore Christoph Schaub - «Portò una voce femminile
nel dibattito modernista. L’interesse di Le Corbusier per la sua casa generò
una storia emotiva, quasi un dramma. Per raccontarla abbiamo scelto un
approccio radicale: niente interviste, niente esperti, niente ricerca della
“verità” documentaria. Abbiamo preferito l’astrazione: creare uno spazio
cinematografico dove emozioni e domande potessero emergere. Un luogo in cui
anche Eileen Gray potesse interrogare sé stessa.»
Qui il trailer ufficiale:


Nessun commento:
Posta un commento