di Silvia Sottile
Dal 24 giugno arriva nelle sale italiane con Wanted Mothers, il nuovo documentario di Alice Tomassini, autrice premiata con il Nastro d’Argento per Kordon e inserita da Forbes nella lista Under 30 Europe per l’impatto sociale del suo lavoro.
Un film che affronta uno dei temi più controversi e
divisivi del dibattito contemporaneo: la gestazione per altri, raccontandone le
implicazioni umane, sociali e politiche attraverso storie che attraversano
continenti e confini.
In Cambogia, una legge improvvisa criminalizza la
maternità surrogata e trentadue donne vengono arrestate, costrette a crescere i
figli che hanno partorito per altri. In Italia, una normativa che rende la
gestazione per altri un reato universale mette sotto pressione le famiglie che
vi hanno fatto ricorso all’estero. Al centro del racconto c’è anche Lia, figlia
di due padri nata grazie a questa pratica, che rivendica il proprio diritto a
esistere e a vedere riconosciuta la propria storia. Attraverso il suo sguardo e
quello di altre protagoniste, Mothers indaga il rapporto tra
corpo, maternità, autodeterminazione e libertà individuale.
Prodotto da Carlo Degli Esposti, Nicola Serra e Marco Grifoni per Palomar – A
Mediawan Company, il documentario sceglie di affrontare una materia
complessa senza ricorrere a semplificazioni, restituendo la pluralità di
esperienze e punti di vista che attraversano il tema. A guidare il racconto è
la regia di Alice Tomassini,
che dopo il successo internazionale di Kordon torna a
confrontarsi con una vicenda in cui le scelte individuali si intrecciano con le
conseguenze delle decisioni politiche.
«Questo film
nasce da un’urgenza», dichiara la regista Alice Tomassini. «Quando ho
iniziato, in Italia una legge stava per trasformare la gestazione per altri in
un reato universale; poi è arrivata l’approvazione e il dibattito è svanito,
lasciando le persone sole a convivere con la paura. Ho iniziato a chiedermi
cosa accade alle persone imprigionate in quel silenzio, costrette a difendere
la propria famiglia come fosse un crimine. Per oltre un anno ho cercato donne
disposte a parlare, frenate dalla paura che la loro scelta potesse ritorcersi
contro di loro o contro i loro figli. Ho sentito una grande responsabilità nel
raccontare senza semplificazioni ma anche senza certezze assolute le loro
storie di dolore, resilienza, perdono, maternità».
Qui il trailer ufficiale:

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