di Silvia Sottile
Nexo Studios – La Grande Arte al Cinema torna nelle sale italiane. Si parte il 20, 21, 22 aprile con Tabù. Egon Schiele, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios, diretto da Michele Mally, autore del soggetto che firma anche la sceneggiatura assieme ad Arianna Marelli.
Ad accompagnare gli spettatori sulle tracce
dell’artista c’è Erika Carletto,
attrice esordiente capace di rievocare con il suo canto le atmosfere di Vienna e Praga di allora. A
cavallo tra Otto e Novecento, queste città, mostrate attraverso filmati
d’archivio, furono i centri propulsori delle rivoluzioni e delle contraddizioni che caratterizzano ancora
la nostra contemporaneità. La colonna sonora, d’impatto fortemente emotivo, è
caratterizzata dalle musiche originali composte ed interpretate dalla
violinista Laura Masotto e
sarà disponibile in digitale su etichetta Nexo Digital. L’elenco delle
sale che proietteranno il film è disponibile su nexostudios.it.
Nella “corsa folle” della vita di Schiele (1890-1918),
costellata da centinaia di quadri
e migliaia di opere su carta, c’è un eterno ritorno: quello al paese di
nascita della madre dell’artista, Krumau, Český Krumlov oggi, in Repubblica
Ceca.
Tabù. Egon Schiele si
snoda a partire da qui: dall’Atelier Egon Schiele – la casa con giardino dove
il pittore abitò con la compagna e modella Wally Neuzil. Proprio nella cittadina della Boemia, che ai
tempi di Schiele faceva parte dell’Impero austro-ungarico, affonda la radice di
un’arte capace di sovvertire le regole estetiche, morali e psicologiche del
tempo e di condurci – ancora oggi – all’essenza dell’essere umano.
È infatti dall’architettura di Krumau che Egon
Schiele, ancora ragazzo, impara a osservare da una prospettiva inedita, destinata a diventare il marchio della sua
visione e a tradursi nei suoi disegni: lo sguardo dall’alto. Una prospettiva capace di farci riflettere
sulle dinamiche stesse del guardare, sulla sua “violenza” e sulla sua forza
erosiva. Krumau è una città che alterna curve morbide – il fiume Moldava che
abbraccia e allo stesso tempo stringe il centro storico – ed elementi angolari
e spigolosi: le case medievali, le strade tortuose. Una figura per certi versi
materna, come quella così presente nella produzione di Schiele, pronta a
interrogarci sul desiderio inconscio di ritorno all’origine, sul tentativo di riconnettersi alla
dimensione da cui dipende l’immagine che tutti abbiamo di noi stessi.
Il rapporto di Schiele con la madre Marie, del resto, era
segnato dalla mancanza di affetto e dal conflitto, così come solitudine e senso
di estraneità segnarono la relazione
con Edith Harms, sposata nel 1915 dopo l’abbandono del grande amore Wally. L’affinità
elettiva più profonda restò sempre quella con la sorella Gerti, di cui solo oggi emergono nuovi dati
biografici.
L’esplorazione di tutte queste connessioni visive e
interiori è possibile grazie agli interventi di esperti e studiosi: Jane Kallir, curatrice del catalogo
completo delle opere; Ralph Gleis
e Elisabeth Dutz, rispettivamente Direttore e Curatrice capo
dell’Albertina di Vienna; Kerstin
Jesse, curatrice del Leopold Museum di Vienna; Verena Gamper, Curatrice del Belvedere
di Vienna; Klára Sváčková del
Museum Fotoatelier Seidel, Český Krumlov; Elio Grazioli e Otto
M. Urban, storici dell’arte; Maddalena Mazzocut-Mis, filosofa; Micaela Riboldi, psicanalista; Amelia Valtolina, germanista; gli scrittori Romina Casagrande e Alessandro Banda; la regista Gerda Leopold.
Snodo cruciale del film è il 1910, anno in cui si afferma lo
stile unico di Schiele. È proprio nel 1910 che la Cometa di Halley attraversa
il cielo, lasciando una scia luminosa che unisce le latitudini e ridisegna le
cronologie.
Sotto quel cielo possiamo immaginare Egon che cammina
per le strade di Praga insieme a Franz
Kafka (1883-1924), altra figura ricorrente nel docufilm. Non vi è
prova che i due si siano mai conosciuti o incontrati, ma il loro destino e la
loro arte si incrociano allora come oggi, offrendoci nuove chiavi per penetrare
anche l’universo kafkiano: il suo tempo onirico, il disturbo che continua a
provocare, esattamente come spesso “disturbano” i corpi contorti di Schiele.
Del resto, in quella Vienna fu proprio la percezione
del tempo a cambiare: un tempo non
più lineare e causale, ma condensato, affettivo, “fatale”, come le “ore
stellari” di cui parlava Stefan Zweig, in cui nascita e morte sono
legate in modo indissolubile. Tutti respiravano il senso di una fine. Nel 1918,
anno in cui muoiono Schiele ma anche Gustav Klimt e molti altri protagonisti
della Vienna d’oro, crolla l’Impero austro-ungarico, mentre nasce la
Cecoslovacchia.
La storia di Egon Schiele finisce qui, mentre quella di
Kafka continua. Ma è soprattutto il nostro mondo che, ormai, ha cominciato la
propria storia: l’eterno ritorno, l’ossessione per la morte, l’autoanalisi
istintiva e ossessiva, il sentirsi sbagliati e insieme sfacciatamente presenti
al mondo rivelano uno Schiele talmente contemporaneo da dare ancora,
violentemente, fastidio. Schiele ci costringe a pensare ai nostri tabù. Quelli
di allora come quelli di oggi.
Per il 2026, la stagione di Nexo Studios – La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies, e in collaborazione con Abbonamento Musei.
Qui il trailer ufficiale:


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