lunedì 27 aprile 2026

Sion Sono per la prima volta al cinema in Italia

 di Silvia Sottile


Formatosi al di fuori di ogni istituzione, Sion Sono nasce nella performance e nel lavoro collettivo, attraversando Tokyo con il gruppo Tokyo GAGAGA, di cui è fondatore. Il suo cinema è un dispositivo instabile, in cui corpo, famiglia e società giapponese diventano luoghi di tensione continua. 

Il regista giapponese attraversa registri opposti, tra iperrealismo tagliente e deriva surreale, satira sociale e melodramma barocco. Rivendicando l’influenza di Shūji Terayama, figura centrale dell’avanguardia giapponese del dopoguerra, si afferma come una delle voci più libere e inclassificabili del cinema contemporaneo.

Tra i suoi film: Love Exposure (2008, FIPRESCI Prize e Caligari Film Award alla Berlinale 2009), Cold Fish (2010), Antiporno (2016). Dal 27 aprile, grazie a Cat People Distribuzione, arrivano in sala per la prima volta in Italia Suicide Club (2001) e The Whispering Star (2015).

Poeta, scrittore e poi regista, Sion Sono è noto per il suo stile provocatorio, visionario e spesso estremo. Dai primi corti sperimentali fino agli exploit di inizio secolo, con ogni suo film ha declinato il suo gusto per l’esagerazione in modo mai fine a sé stesso. Tra sesso, violenza, religione, consapevolezza di sé, roboanti racconti sconnessi e sovrabbondanti di stimoli, colori ed esasperazioni, i suoi film non hanno mai cercato lo shock gratuito, ma hanno di volta in volta costruito un viaggio nell’animo (e nel corpo) umano – torbido quanto gioioso, ingenuo quanto spietato – capace di trasformare ogni impeto in un inno all’esistenza. Giocando con i generi ma senza mai essere semplicemente “di genere”, spingendosi senza remora verso il più invadente disgusto, ha sempre messo in discussione l’autorità, la perdita d’identità all’interno della società, i dettami del perbenismo quanto quelli della faciloneria pseudo-anarchica. Come da macerie, come con quel piccolo senso di esaltazione davanti a un ginocchio sbucciato, Sion Sono ama distruggere gli esseri umani, raccontarli al loro peggio quanto al loro meglio (riuscendo nel portento di far combaciare, narrativamente, le due cose) con il semplice scopo di celebrarli con le sue funamboliche parate di esistenza.




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