sabato 11 aprile 2026

"Il figlio più bello" - Un racconto intimo e necessario

 di Silvia Sottile


Quando Matteo nasce nel 1978, in Italia “non si sa cosa sia l’autismo”. I suoi genitori, la scrittrice Clara Sereni e lo sceneggiatore Stefano Rulli, affrontano anni sfidanti fatti di diagnosi sbagliate, notti insonni e crisi improvvise. In un Paese impreparato, la loro diventa una battaglia privata e insieme politica, che li porterà a fondare a Perugia la Fondazione “La Città del Sole” e a dare vita a un modello innovativo di convivenza tra ragazzi con sofferenze psichiche e studenti universitari.

Il figlio più bello non è solo il racconto di un’esperienza pionieristica sull’autismo: è il viaggio emotivo di un padre che deve imparare a lasciare andare il proprio figlio, del suo rapporto con lui, dei suoi spazi, del micromondo che è la sua famiglia.

Oggi Matteo è un uomo adulto. Vive in autonomia con altri coinquilini e sta per affrontare un viaggio in Vietnam. Un traguardo impensabile anni prima. Eppure, proprio quel viaggio — simbolo di emancipazione — riapre nel padre un dolore rimosso, costringendolo a confrontarsi con il passato.

«Matteo che faceva un viaggio di un mese con un’altra persona in Vietnam era l’immagine di quanta strada aveva fatto per andare nel mondo senza bisogno di me» dichiara Rulli.

Un’immagine potente che diventa il cuore del film: cosa significa amare un figlio quando l’amore rischia di trasformarsi in protezione eccessiva? Come si accetta la sua autonomia, quando per anni la sopravvivenza è dipesa dalla presenza costante dei genitori?

Vent’anni dopo Un silenzio particolare, Rulli torna davanti alla macchina da presa, lavorando su footage familiare da lui stesso raccolto nel corso di molti anni, questa volta affiancato dallo sguardo “altro” e solidale di Giovanni Piperno. «Da Perugia a Saigon e ritorno, Matteo è dunque sempre al centro della storia, ma è raccontato da me e da Giovanni con sguardi convergenti e insieme diversi» spiega oggi Rulli. La doppia regia permette al film di tenere insieme memoria e presente, fragilità e conquista, privato e dimensione collettiva.




Accolto alla Festa del Cinema di Roma come uno dei documentari più toccanti dell’edizione, Il figlio più bello è stato definito dalla critica un’opera capace di trasformare l’esperienza individuale in riflessione universale: non solo un film sull’autismo, ma un racconto sull’amore genitoriale, sul senso di colpa, sulla paura di non essere all’altezza e sulla necessità di accettare che i figli possano costruire un mondo che non ci appartiene. Un film autentico, con momenti teneri e a volte ironici, che testimonia la condizione di chiunque abbia a che fare con un familiare fragile. 

«Stefano non ama particolarmente essere al centro della scena […] ma si è messo in gioco fino in fondo, in un percorso che stavolta lo vedeva anche vero protagonista del film» racconta Piperno. Ne nasce un documentario che non cerca soluzioni semplici né consolazioni facili. Mostra anche l’incertezza, l’errore, la fatica. Come già accaduto nel film del 2004, Rulli sceglie di non nascondere le proprie fragilità, lasciando emergere i momenti di difficoltà e le reazioni sbagliate.

Il figlio più bello sarà nelle sale italiane con Wanted il 13, 14 e 15 aprile.


Qui il trailer ufficiale:




Nessun commento:

Posta un commento