di Silvia Sottile
Quando Matteo nasce nel 1978, in Italia “non si sa cosa sia l’autismo”. I suoi genitori, la scrittrice Clara Sereni e lo sceneggiatore Stefano Rulli, affrontano anni sfidanti fatti di diagnosi sbagliate, notti insonni e crisi improvvise. In un Paese impreparato, la loro diventa una battaglia privata e insieme politica, che li porterà a fondare a Perugia la Fondazione “La Città del Sole” e a dare vita a un modello innovativo di convivenza tra ragazzi con sofferenze psichiche e studenti universitari.
Il figlio più
bello non è solo il racconto di un’esperienza pionieristica
sull’autismo: è il viaggio emotivo di un padre che deve imparare a lasciare
andare il proprio figlio, del suo rapporto con lui, dei suoi spazi, del
micromondo che è la sua famiglia.
Oggi Matteo è un uomo adulto. Vive in autonomia con
altri coinquilini e sta per affrontare un viaggio in Vietnam. Un traguardo
impensabile anni prima. Eppure, proprio quel viaggio — simbolo di emancipazione
— riapre nel padre un dolore rimosso, costringendolo a confrontarsi con il
passato.
«Matteo che
faceva un viaggio di un mese con un’altra persona in Vietnam era l’immagine di
quanta strada aveva fatto per andare nel mondo senza bisogno di me»
dichiara Rulli.
Un’immagine potente che diventa il cuore del film:
cosa significa amare un figlio quando l’amore rischia di trasformarsi in
protezione eccessiva? Come si accetta la sua autonomia, quando per anni la
sopravvivenza è dipesa dalla presenza costante dei genitori?
Vent’anni dopo Un silenzio particolare,
Rulli torna davanti alla macchina da presa, lavorando su footage familiare
da lui stesso raccolto nel corso di molti anni, questa volta affiancato dallo
sguardo “altro” e solidale di Giovanni Piperno. «Da Perugia a Saigon e ritorno, Matteo è dunque sempre al centro della
storia, ma è raccontato da me e da Giovanni con sguardi convergenti e insieme
diversi» spiega oggi Rulli. La doppia regia permette al film di tenere
insieme memoria e presente, fragilità e conquista, privato e dimensione
collettiva.
Accolto alla Festa del Cinema di Roma come uno dei
documentari più toccanti dell’edizione, Il figlio più bello è
stato definito dalla critica un’opera capace di trasformare l’esperienza
individuale in riflessione universale: non solo un film sull’autismo, ma un
racconto sull’amore genitoriale, sul senso di colpa, sulla paura di non essere
all’altezza e sulla necessità di accettare che i figli possano costruire un
mondo che non ci appartiene. Un film autentico, con momenti teneri e a volte
ironici, che testimonia la condizione di chiunque abbia a che fare con un
familiare fragile.
«Stefano non ama
particolarmente essere al centro della scena […] ma si è messo in gioco fino in
fondo, in un percorso che stavolta lo vedeva anche vero protagonista del film»
racconta Piperno. Ne nasce un documentario che non cerca soluzioni semplici né consolazioni
facili. Mostra anche l’incertezza, l’errore, la fatica. Come già accaduto nel
film del 2004, Rulli sceglie di non nascondere le proprie fragilità, lasciando
emergere i momenti di difficoltà e le reazioni sbagliate.
Il figlio più
bello sarà nelle sale
italiane con Wanted il 13, 14 e 15 aprile.
Qui il trailer ufficiale:


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