di Valerio Brandi
Nel Giappone del secondo dopoguerra vive una bambina di nome Amélie, figlia di due diplomatici belgi. Una bimba che per i primi due anni però è come se non fosse presente. Non parla e non interagisce con il resto della famiglia. Come se fosse rinchiusa in una bolla. Finché, appunto, il giorno del suo secondo compleanno, la nonna le fa assaggiare un pezzettino di cioccolata bianca belga.
Da quel momento tutto cambia. Amélie, che si è
sempre ritenuta Dio, comincia ad esternare la sua grande personalità
e ad esplorale il mondo intorno a lei.
Dopo essere stata raccontata attraverso il romanzo Metafisica dei tubi, l’infanzia di
Amélie Nothomb viene ora mostrata al mondo attraverso un meraviglioso film
d’animazione diretto da Maïlys Vallade e Liane-Cho Han,
La piccola Amélie.
Animazione tradizionale piena di colori e forme armoniose, con l’H2O grande protagonista. I ricordi più belli della piccola Amélie sono legati dunque all’acqua. Lei adora il mare e il suo laghetto casalingo. Inoltre, come già accennato nella sinossi, nei suoi primi 24 mesi le è sembrato di vivere davvero in una bolla d’acqua.
Tutti questi elementi, uniti all’animazione
tradizionale – ma al tempo stesso molto innovativa – non possono non far
pensare a un grande capolavoro nipponico degli ultimi anni, ossia Ponyo sulla scogliera di Hayao
Miyazaki.
Insieme a tutto questo splendore, a tanto umorismo (non
è divertente il mondo visto con gli occhi di un bambino?), agli affetti più
cari, ci sono anche momenti più bui: come ci ricorda Inside Out, non può mai esserci solo gioia ma è presente anche
la tristezza.
Amélie viene quindi a contatto con alcune delle cose più tristi del
mondo già nei primi anni di vita. Come la scomparsa di un familiare tanto amato e il rischio del
distacco da una persona a lei tanto cara, nel suo caso la tata Nishio-san. Una ragazza giovane e molto affine a lei, molto
diversa dalla sua famiglia, che la vorrebbe invece lontana dalla casa dei
Belgi. Il motivo è presto spiegato: il Giappone è sempre stato un Paese isolato
culturalmente dal resto del mondo, e dopo le bombe atomiche, al pregiudizio
si è aggiunto ancor più risentimento nei
confronti degli Europei.


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