di Valerio Brandi
Madrid, 1939. Il Tenente Medina (Mario Casas), ufficiale agli ordini di Francisco Franco (Xavi Francés), irrompe nel lussuoso hotel Palace. Vuole organizzare lì una cena per festeggiare la vittoria della guerra civile per il Caudillo e i suoi generali, ma non è a conoscenza del fatto che quella struttura è ancora un ospedale improvvisato, essendo passate solo due settimane dalla fine delle ostilità.
Nonostante ciò, anche per via dell’intransigenza del
suo superiore Alonso (Asier Etxeandia), il maître del Palace,
Genaro Palazón (Alberto San Juan), è costretto ad accettare, anche se
riesce con le sue abilità di mediatore a dettare alcune condizioni. I
migliori chef del Paese sono dei prigionieri repubblicani: quale occasione
migliore per liberarli? Almeno per un giorno, e poi, chissà...
Basato su La
Cena dei Generali, opera teatrale di José Luis Alonso de Santos, scritta
nel 1998 ma andata in scena per la prima volta solo una decina di anni dopo, A cena con il dittatore è una commedia
ricca di satira politica dedicata a uno dei periodi più bui della Spagna:
l’inizio di una sanguinosa dittatura che ebbe fine solo nel 1975, quando
Juan Carlos divenne Re e riportò nel Paese la democrazia.
Il regista Manuel Gómez Pereira (Reinas – Il matrimonio che mancava) ha affermato che per
mettere in scena questo suo nuovo film si è ispirato a tanti nomi illustri
della cinematografia. Come Lubitsch, Billy Wilder, Woody Allen, ma anche gli
italianissimi Federico Fellini, Dino Risi, Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Forse
si è dimenticato di citarne uno in particolare: John Huston, e il suo Fuga per la vittoria.
Come preannunciato nella sinossi, l’elegante
maître Genaro riesce a convincere Medina e soprattutto Alonso a liberare,
seppur temporaneamente, i migliori chef della Spagna, imprigionati e
prossimi alla condanna per essere stati nemici di Francisco Franco. Quale
occasione migliore per salvarli completamente, magari fuggendo dal
Palace mentre i generali sono occupati a mangiare le loro
prelibatezze?
Naturalmente l’impresa non è facile e gli imprevisti
non mancheranno. Proprio per questo motivo vedremo la classica commedia piena
di equivoci, con momenti un po’ slapstick.
A
cena con il dittatore non fa solo satira nei confronti del
Franchismo, ma ci ricorda che quella è stata una vera e propria guerra civile,
in cui gli spagnoli si sono davvero odiati a vicenda, e che anche la fazione
repubblicana ha avuto le sue colpe (come i numerosi casi
di repressione nei confronti dei cristiani). Il
personaggio di Genaro, essendo, oltre che monarchico, più neutrale
rispetto agli altri, cercherà di far ragionare come meglio può entrambe le
opposizioni, perché tra il bianco e il nero c’è sempre quel grigio capace
di farci sperare in un futuro più idilliaco.
Un’avventura piena di risate, amore, colpi
di scena, che fa anche venire appetito allo spettatore per via dei
numerosi piatti tipici iberici messi in scena.
A cena con il dittatore sarà al cinema dal 9 aprile, distribuito da Officine UBU.




Nessun commento:
Posta un commento