di Silvia Sottile
Revenant – Redivivo, ispirato a fatti realmente accaduti, è un’epica storia di sopravvivenza in un contesto naturale estremo e ostile. Il regista Alejandro González Iñárritu, dopo il successo e i tre Oscar (film, regia e sceneggiatura originale) vinti lo scorso anno grazie a Birdman, racconta in Revenant le leggendarie avventure dell’esploratore e cacciatore di pellicce Hugh Glass, basandosi sull’omonimo romanzo di Michael Punke e prendendosi giusto qualche licenza poetica nell’adattare la sceneggiatura per rendere il soggetto più affine alla sua particolare visione cinematografica.
Glass (Leonardo DiCaprio), durante una spedizione in cerca di pelli nell’entroterra americano ancora inesplorato – siamo nel 1823 – viene aggredito da un orso grizzly e ferito mortalmente. I compagni di caccia, temendo di venire nuovamente attaccati dagli indiani, lo lasciano al suo destino, convinti che non vi sia più nulla da fare. Il Capitano Andrew Henry (Domhnall Gleeson) lo affida a due uomini affinché gli diano degna sepoltura, ma l’avido John Fitzgerald (Tom Hardy) lo tradisce nel peggiore dei modi immaginabili e lo abbandona.
Nonostante le ferite mortali, Glass troverà la
forza di sopravvivere, lottare contro le avversità di quella gelata e
terrificante natura selvaggia, percorrendo chilometri su chilometri tra
ghiacci, fiumi, nemici, animali, sangue e morte, spinto dalla sua incrollabile
forza di volontà per ottenere la sua vendetta.
La trama, scarna ed essenziale, è quella di un western sullo sfondo di una meravigliosa natura incontaminata. È senza dubbio l’aspetto visivo l’elemento principale della pellicola, quello che lascia estasiati e a bocca aperta e che ne fa un’opera indimenticabile che entra nell’anima attraverso gli occhi.
Non soltanto per i paesaggi reali che tolgono il fiato
(Iñárritu ha girato in Canada e in Argentina, nella Terra del Fuoco, creando
non poche difficoltà a causa delle rigide temperature a cast e staff, tra
distese di neve, fiumi gelati e alberi che si stagliano alti verso il cielo) ma
anche per l’uso delle sole luci naturali (preferibilmente all’alba o al
tramonto), scelta rischiosa ma dai risultati strabilianti grazie
all’incredibile lavoro di Emmanuel Lubezki, il direttore della fotografia che
potrebbe (meritatamente) vincere il terzo Oscar consecutivo dopo Gravity di
Cuarón e il già citato Birdman.
I panorami, i colori, la luminosità, le prospettive,
riescono a trasmettere forti emozioni oltre ad ammaliare lo spettatore, il
tutto diretto in maniera magistrale da Iñárritu che con la sua abilità tecnica
e l’uso stupefacente del piano sequenza si lascia andare ad impeccabili
virtuosismi di grande effetto. Non mancano naturalmente le immagini molto
crude, forti, violente e drammaticamente realistiche, come ad esempio la feroce
lotta tra Glass e l’orso, che incredibilmente è l’unica scena girata con la
CGI.
Alla rudezza del western si aggiungono alcune immagini
oniriche che ci mostrano anche l’anima del protagonista, oltre al suo corpo
dilaniato dal dolore e dalle ferite. L’unica pecca potrebbe forse essere solo
l’eccessiva lunghezza (156 minuti conditi da pochissimi dialoghi) ma l’impatto
visivo ed emotivo è talmente forte che non c’è spazio per la noia.
E poi c’è lui, Leonardo DiCaprio, alle prese con l’interpretazione della vita, quella che potrebbe finalmente regalargli l’agognato Oscar (e che già gli è valsa il Golden Globe come miglior attore drammatico), un’interpretazione intensa e struggente, fatta soprattutto di sguardi, respiri, grugniti e pochissime parole appena sussurrate, un’interpretazione viscerale, totalmente coinvolgente, da cui traspare tutto il dolore fisico, la fatica del suo personaggio, oltre al travaglio interiore e a un tale desiderio di vendetta che lo spinge a sopravvivere contro avversità di ogni tipo, tanto forte da farci immedesimare e vivere con lui la sua Odissea.
Anche Tom Hardy (per lui prima nomination agli Oscar come attore non
protagonista) è perfetto nel ruolo del villain, un ottimo antagonista, forse un
pizzico sopra le righe, cosa che comunque rientra nel carattere del suo
personaggio.
La colonna sonora (un mix di musiche a tratti
intense, a tratti delicate, elementi in stile western ma anche silenzi in cui
si sentono solo i rumori della natura) riveste un ruolo importante e si rivela
sempre funzionale a veicolare le emozioni.
Revenant – Redivivo,
nelle nostre sale dal 16 gennaio, candidato a ben 12 premi Oscar, è un film
intenso, epico, immenso dal punto di vista tecnico, visivo e recitativo.
Nonostante una trama essenziale riesce a veicolare forti emozioni che
colpiscono profondamente l’anima dello spettatore.
[Recensione pubblicata in data 16 gennaio 2016 su
TheOscarface]



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