di Silvia Sottile
Verity, diretto da
Michael Showalter (Gli occhi di Tammy Faye), tratto dall'omonimo bestseller
di Colleen Hoover, è al cinema dal 1° ottobre, distribuito da Eagle Pictures.
Nel cast oltre ad Anne Hathaway (Il Diavolo Veste Prada 2) e Dakota Johnson (Material Love, la saga di Cinquanta sfumature) ci sono anche Josh Hartnett (Oppenheimer), Ismael Cruz Cordova (Il Signore degli Anelli - Gli Anelli del Potere) e Brady Wagner.
La scrittrice in difficoltà Lowen Ashleigh (Dakota
Johnson) si trasferisce nella remota tenuta dei Crawford, accettando l'incarico
di fare da ghostwriter per la celebre autrice Verity Crawford (Anne Hathaway),
ma si troverà ben presto di fronte a delle verità inquietanti. Un thriller
psicologico dove il confine tra realtà e manipolazione diventa pericolosamente
sottile.
Dopo aver scoperto quelli che sembrano essere appunti autobiografici di Verity, Lowen deve fare i conti con le
torbide e distorte confessioni sul marito di lei, Jeremy (Josh Hartnett),
trovando difficile distinguere la finzione dalla realtà, la manipolazione
dall'attrazione e l'opportunità dall'ossessione.
Verity è l'adattamento cinematografico dell'omonimo bestseller della
scrittrice Colleen Hoover. Non abbiamo letto il materiale di partenza ma ci
auguriamo sia meglio di questo pessimo film.
Senza girarci troppo
intorno, Verity vuole essere un sensuale noir, un avvincente thriller
erotico ricco di suspense e inquietudine. Ebbene, non ci riesce. Fallisce su
tutta linea. Di confuso non c’è la distinzione tra ciò che è vero e ciò che non
lo è, bensì proprio la narrazione.
Non è che avessimo chissà
quali aspettative ma Verity riesce a fare persino peggio. Ci troviamo di
fronte a un racconto banale, prevedibile, con una sceneggiatura da romanzo Harmony
(con un po’ di sangue qua e là) e delle battute a dir poco imbarazzanti. Va bene
la sospensione dell’incredulità, ma qui siamo proprio a un livello estremo. Tanto
che il film diventa involontariamente comico e si finisce proprio per ridere delle
continue assurdità. Ecco, potrebbe essere divertente per un pomeriggio di svago
tra amiche. Siamo ai livelli della saga di 50 Sfumature (tra l’altro
sempre con Dakota Johnson che
pare interpretare sempre lo stesso personaggio), per intenderci.
Sembra che neanche il cast
creda in ciò che fa, tanto che risulta impossibile emozionarsi o empatizzare
con i protagonisti. L'unica
cosa potenzialmente interessante è il plot twist finale che dovrebbe lasciare col
dubbio di quale sia la verità. Ma anche questo (oltre ad essere telefonatissimo) è narrato all'acqua di rose, in maniera superficiale, approssimativa e indulgente (come tutto il resto del film), completamente senza
pathos, inficiato oltretutto dagli interminabili 110 minuti precedenti che hanno già fatto
perdere ogni credibilità alla pellicola.




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