giovedì 1 ottobre 2026

"Verity" - Dal bestseller di Colleen Hoover

 di Silvia Sottile


Verity, diretto da Michael Showalter (Gli occhi di Tammy Faye), tratto dall'omonimo bestseller di Colleen Hoover, è al cinema dal 1° ottobre, distribuito da Eagle Pictures.

Nel cast oltre ad Anne Hathaway (Il Diavolo Veste Prada 2) e Dakota Johnson (Material Love, la saga di Cinquanta sfumature) ci sono anche Josh Hartnett (Oppenheimer), Ismael Cruz Cordova (Il Signore degli Anelli - Gli Anelli del Potere) e Brady Wagner.

La scrittrice in difficoltà Lowen Ashleigh (Dakota Johnson) si trasferisce nella remota tenuta dei Crawford, accettando l'incarico di fare da ghostwriter per la celebre autrice Verity Crawford (Anne Hathaway), ma si troverà ben presto di fronte a delle verità inquietanti. Un thriller psicologico dove il confine tra realtà e manipolazione diventa pericolosamente sottile.

Dopo aver scoperto quelli che sembrano essere appunti autobiografici di Verity, Lowen deve fare i conti con le torbide e distorte confessioni sul marito di lei, Jeremy (Josh Hartnett), trovando difficile distinguere la finzione dalla realtà, la manipolazione dall'attrazione e l'opportunità dall'ossessione.




Verity è l'adattamento cinematografico dell'omonimo bestseller della scrittrice Colleen Hoover. Non abbiamo letto il materiale di partenza ma ci auguriamo sia meglio di questo pessimo film.

Senza girarci troppo intorno, Verity vuole essere un sensuale noir, un avvincente thriller erotico ricco di suspense e inquietudine. Ebbene, non ci riesce. Fallisce su tutta linea. Di confuso non c’è la distinzione tra ciò che è vero e ciò che non lo è, bensì proprio la narrazione.

Non è che avessimo chissà quali aspettative ma Verity riesce a fare persino peggio. Ci troviamo di fronte a un racconto banale, prevedibile, con una sceneggiatura da romanzo Harmony (con un po’ di sangue qua e là) e delle battute a dir poco imbarazzanti. Va bene la sospensione dell’incredulità, ma qui siamo proprio a un livello estremo. Tanto che il film diventa involontariamente comico e si finisce proprio per ridere delle continue assurdità. Ecco, potrebbe essere divertente per un pomeriggio di svago tra amiche. Siamo ai livelli della saga di 50 Sfumature (tra l’altro sempre con Dakota Johnson che pare interpretare sempre lo stesso personaggio), per intenderci.

Sembra che neanche il cast creda in ciò che fa, tanto che risulta impossibile emozionarsi o empatizzare con i protagonisti. L'unica cosa potenzialmente interessante è il plot twist finale che dovrebbe lasciare col dubbio di quale sia la verità. Ma anche questo (oltre ad essere telefonatissimo) è narrato all'acqua di rose, in maniera superficiale, approssimativa e indulgente (come tutto il resto del film), completamente senza pathos, inficiato oltretutto dagli interminabili 110 minuti precedenti che hanno già fatto perdere ogni credibilità alla pellicola.






Nessun commento:

Posta un commento