venerdì 16 ottobre 2026

"Fatherland" di Paweł Pawlikowski

 di Silvia Sottile


Fatherland, l'ultimo lungometraggio di Paweł Pawlikowski (Ida, Cold War), presentato in Concorso al 79º Festival di Cannes, dove Pawlikowski ha vinto il Prix de la mise en scène, arriva nelle nostre sale il 16 ottobre, distribuito da MUBI.

Scritto da Pawlikowski e Henk Handloegten, il film vede come protagonisti la candidata all'Oscar Sandra Hüller (La zona d'interesse, Anatomia di una caduta), Hanns Zischler (Munich, Germania nove zero, Nel corso del tempo), August Diehl (La vita nascosta - Hidden Life, Bastardi senza gloria), Devid Striesow (Niente di nuovo sul fronte occidentale) e Anna Madeley (Patrick Melrose, Creature grandi e piccole).

Ambientato all’apice della Guerra Fredda, Fatherland racconta il rapporto tra lo scrittore Thomas Mann (Hanns Zischler) e sua figlia Erika (Sandra Hüller), attrice, giornalista e pilota di rally. A bordo di una Buick nera intraprendono un viaggio attraverso una Germania in macerie: da Francoforte, sotto l'influenza statunitense, fino a Weimar, controllata dai sovietici. Per la prima volta dopo la guerra, Mann torna nella sua nativa Germania, dopo aver preso la difficile decisione di fuggire negli Stati Uniti per mettersi in salvo.

Con Fatherland, Pawlikowski riprende da dove aveva lasciato con i pluripremiati Ida e Cold War, esplorando i temi dell'identità, del senso di colpa, della famiglia e dell'amore, sullo sfondo del tumulto e della confusione morale dell'Europa del dopoguerra.




Fatherland è un film intenso e toccante. Un viaggio di un padre e una figlia nella terra natia, quella Germania del primo dopoguerra (di cui offre uno spaccato incredibilmente realistico), devastata e divisa, logorata dalla Guerra Fredda, con Stati Uniti e Russia che ‘giocano’ su una scacchiera, usando tutte le pedine a propria disposizione, persino la cultura che diviene un mezzo di propaganda del potere, sia da una parte che dall’altra.

Ma il viaggio non è solo attraverso i luoghi, è anche un viaggio interiore. Tra dolore, perdita e senso di colpa, all’interno di una famiglia caratterizzata dalla rigidità emotiva del padre, Thomas Mann. E i figli ne pagano le conseguenze da una vita.

Il titolo del film ha infatti un doppio significato: Fatherland nel senso di Patria, Terra dei Padri, in primis; ma anche, metaforicamente, inteso come continua ricerca di un rapporto con un padre indubbiamente ingombrante. Due piani che si intersecano profondamente, con la Germania in macerie che diviene specchio di una famiglia che prova dolorosamente a recuperare un legame.

E ancora un quesito assordante: dov’è casa? Il luogo in cui si è nati e cresciuti o quello in cui si vive? Un tema sempre attuale, in ogni contesto, ma ancor di più per chi ha dovuto lasciare in circostanze tragiche la propria terra e le proprie origini.

La scelta del regista – che si è rivelata assolutamente perfetta – di realizzare questa pellicola in bianco e nero (e in formato 4:3), la rende ancora più intensa e introspettiva, facendo emergere con forza l’intima sofferenza, oltre a dare spesso l’impressione di osservare un vero e proprio filmato d’epoca. Sensazione acuita dal fatto che la figura di Mann è universalmente conosciuta.

Fatherland è un’opera profonda e commovente, con un finale potentissimo, accompagnato da colonna sonora e immagini che lacerano l’anima. Un capolavoro imperdibile, ulteriormente valorizzato dall’ennesima straordinaria interpretazione di Sandra Hüller.





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