di Silvia Sottile
Un uomo. Un piano. Una catastrofe. Il regista premio Oscar Alejandro G. Iñárritu torna con il suo nuovo film originale Digger, con Tom Cruise nel ruolo del protagonista. Dal 1° ottobre al cinema, distribuito da Warner Bros. Pictures.
L’uomo più potente del mondo
intraprende una missione disperata per dimostrare di essere il salvatore
dell’umanità, prima che il disastro da lui stesso provocato distrugga ogni
cosa. Cruise è affiancato dal premio Oscar Riz Ahmed, John Goodman, la
candidata all’Oscar Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg e il candidato all’Oscar
Jesse Plemons.
Digger era indubbiamente tra i film più attesi dell’anno. Purtroppo si è rivelato
una cocente delusione, probabilmente anche perché nutrivamo grandi aspettative (del regista messicano abbiamo amato sia Birdman che Revenant).
Digger si può definire una
dark comedy, una commedia nera distopica che vorrebbe essere una sferzante
satira politica di stampo ecologista ma diventa principalmente una farsa bizzarra e grottesca. Indubbiamente la tematica di base è lodevole ma la pellicola è
inficiata dalla smisurata ambizione del progetto che alla fine si sgretola come un castello di sabbia.
Siamo di fronte a un’opera
eccentrica, visivamente accattivante (grazie alla fotografia del premio Oscar
Emmanuel Lubezki, storico collaboratore del regista), folle, surreale e dirompente, che contiene anche alcune scene particolarmente potenti. Eppure
qualcosa non funziona. Digger risulta fin troppo pretenzioso, ricco di
autocompiacimento, eccessivo sotto ogni aspetto, a tratti addirittura respingente, penalizzando fortemente le emozioni.
Nonostante l’argomento sia
interessante, persino ‘necessario’, la resa non è all’altezza delle smodate
ambizioni. Gli intenti satirici non scalfiscono la superficie, perdendosi in
sterili ‘spiegoni’. Rimane una satira ‘didascalica’, più urlata e messa in scena che adeguatamente approfondita,
quasi un esercizio di stile. Ecco cosa manca principalmente a Digger:
profondità (sia narrativa che emotiva). Molto esibizionismo e poca sostanza.
In tutto ciò va assolutamente
lodata l’istrionica interpretazione totale di Tom Cruise che dà tutto se stesso, davvero un One Man
Show (per quanto palesemente sopra le righe e caricaturale). Si percepisce con forza lo scopo
vero e proprio del film: far vincere l’Oscar a Cruise. Iñárritu c’è già
riuscito con Leonardo DiCaprio, ce la farà anche questa volta?




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